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Gruppo Storia

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Biografia breve di Anticzarina Cavallo.

Nel diario di Camilla Ravera sono ricordate le compagne torinesi che avevano lottato contro la guerra, qualcuna soffrendo anche il carcere. Tra le altre le figlie del compagno Cavallo che avevano nomi insoliti legati a momenti emotivi di opposizioni o di battaglia del padre. La più vivace battagliera si chiamava Antizarina”. Nata nel 1903, quinta dei nove figli di Leopoldo Cavallo, socialista emigrato a Torino dalle Puglie nel 1910 per motivi politici, Vittoria Anticzarina cresce in Borgo San Paolo, il quartiere della Torino proletaria rossa. I giovani Cavallo frequentano i Pajetta, i Negarville, i Montagnana e moltissimi altri protagonisti della storia del movimento operaio torinese. Giovanissima Anticzarina viene arrestata per aver inveito contro la corte sostenendo l’innocenza del fratello accusato di aver fatto esplodere una bomba. Operaia in diverse fabbriche torinesi, pur apprezzata per la sua abilità e infaticabilità, viene però più volte licenziata per il suo attivismo politico.

Sposa nel 1926 Giuseppe Gaeta, militante comunista, più volte arrestato, torturato e confinato a Ventotene. Nascono due figlie e la maggiore, Isotta, è partigiana insieme alla mamma quando, sfuggite alle retate fasciste, entrano nel 1944 nella 107ª Brigata Garibaldi, rimanendovi fino alla liberazione. Hanno la loro base in una cascina di proprietà del comandante partigiano 'Carnera' e per sopravvivere Anticzarina aiuta i contadini nei lavori dei campi.

Dopo la fine del fascismo non si vede riconoscere come merita i suoi meriti di resistente e partigiana e come operaia e sindacalista continua ad avere non pochi problemi con i suoi datori di lavoro. Ma non si dà per vinta, iscritta all'U.D.I. distribuisce "Noi Donne" e L’Unità, raccoglie da sola più di 15000 firme per l’appello di Stoccolma e va a Varsavia nel 1950 per il II Congresso dei Partigiani della Pace. Fa parte della Presidenza Onoraria dell'A.N.P.P.I.A. e si spegne a 93 anni ad Alessandria nel 1996. Le memorie familiari ci raccontano che amava cantare. “Sebben che siamo donne” e “Addio Lugano bella” erano tra i suoi canti preferiti.

PatriZia

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